L’Addio al Carbone nel Regno Unito: La Fine di un’Era e la Transizione verso il 2025
Il carbone non è stato solo un combustibile per la Gran Bretagna; è stato il DNA della nazione. È l'elemento che ha alimentato le macchine a vapore di James Watt e ha permesso al Regno Unito di diventare la culla della Rivoluzione Industriale alla fine del XVIII secolo. Tuttavia, dopo oltre due secoli di dominio, la parabola del "re carbone" è giunta al termine.
Dal Primato Industriale alla Crisi delle Miniere
La storia d'amore tra la Gran Bretagna e il carbone ha radici profonde. Grazie a enormi giacimenti facilmente accessibili, il Paese ha guidato l'espansione economica europea per tutto l'Ottocento. Ma ciò che un tempo era un vantaggio competitivo è diventato, col tempo, un fardello ambientale.
Il declino è iniziato drasticamente negli anni '80, un decennio segnato da forti tensioni sociali e dalla chiusura sistematica di molti siti estrattivi. Recentemente, la chiusura dell'ultima miniera carbonifera profonda ha messo il sigillo definitivo su un'epoca produttiva che non riusciva più a reggere il confronto con le nuove dinamiche di mercato e con la crescente sensibilità ecologica.
Gli Obiettivi di Decarbonizzazione: Il 2025 come Traguardo
Il governo britannico ha intrapreso un percorso di decarbonizzazione tra i più ambiziosi al mondo. Sebbene in passato il carbone rappresentasse oltre il 30% della produzione elettrica nazionale, le politiche energetiche dell'ultimo decennio hanno impresso un'accelerazione senza precedenti.
Il Target 2023: Una riduzione drastica della dipendenza per stabilizzare la rete elettrica su fonti meno inquinanti.
La chiusura definitiva (2025): Entro la fine del 2025, il Regno Unito spegnerà l'ultima centrale elettrica a carbone rimasta attiva (Ratcliffe-on-Soar), diventando una delle prime grandi economie mondiali a eliminare completamente questo combustibile dalla generazione di energia.
Perché il Carbone è diventato "Anti-economico"?
Non è stata solo la pressione degli ambientalisti a decretare la fine del carbone, ma anche il mercato. Oggi, produrre energia dal carbone è diventato estremamente costoso per tre motivi principali:
Tasse sulle emissioni: Le quote di CO2 sono sempre più care per chi utilizza combustibili fossili.
Manutenzione: Le centrali a carbone sono vecchie e richiedono investimenti massicci per restare in sicurezza.
Concorrenza del Gas e del Green: L'abbassamento dei costi dell'eolico (specialmente l'offshore britannico) e del fotovoltaico ha reso il carbone fuori mercato.
L'Opinione di WWF e Greenpeace e il Caso Italia
Le grandi organizzazioni internazionali come WWF e Greenpeace hanno accolto con entusiasmo la strategia di Londra, definendola un esempio di leadership climatica. Tuttavia, il monito degli ambientalisti si sposta ora sul resto d'Europa, e in particolare sull'Italia.
Nel nostro Paese, il carbone genera circa il 13,5% dell'energia elettrica, una quota significativamente inferiore rispetto ai picchi storici britannici, ma ancora troppo alta per gli obiettivi di Parigi. La sfida per l'Italia è ora quella di seguire l'esempio inglese, accelerando il phase-out delle proprie centrali per favorire una transizione energetica basata su idrogeno verde, solare ed eolico.
Tabella Comparativa: Regno Unito vs Italia
| Indicatore | Regno Unito | Italia |
| Ruolo Storico | Culla della Rivoluzione Industriale (XVIII sec.) | Utilizzo tardivo e meno intensivo |
| Quota Carbone nel Mix (2024) | < 1% | ~ 1,5% |
| Data Chiusura Ultima Centrale | Settembre 2024 (Ratcliffe-on-Soar) | 2038 (Previsione aggiornata) |
| Status Strategico | Phase-out completato (G7 leader) | Rinvio del termine originale (dal 2025 al 2038) |
| Focus Energetico Attuale | Eolico Offshore e Nucleare | Fotovoltaico e Gas Naturale |
| Principali Ostacoli | Gestione della stabilità di rete | Dipendenza dal gas e burocrazia rinnovabili |
Analisi del Confronto
1. Il primato del Regno Unito
Il Regno Unito è ufficialmente diventato il primo Paese del G7 a rinunciare completamente al carbone per la produzione di energia elettrica nel settembre 2024. Questo traguardo ha un valore simbolico immenso: la nazione che ha dato il via all'era dei combustibili fossili è la stessa che ne ha decretato per prima la fine.
2. Il caso Italia: perché il rinvio al 2038?
A differenza del Regno Unito, l'Italia ha recentemente aggiornato i propri piani di phase-out. Sebbene la chiusura delle centrali a carbone fosse originariamente prevista per il 2025, decisioni governative recenti (2025/2026) hanno spostato l'orizzonte temporale al 2038, citando la necessità di garantire la sicurezza energetica nazionale durante la transizione verso il nucleare di nuova generazione e le rinnovabili.
3. Impatto Ambientale e Sociale
Entrambi i Paesi affrontano la sfida della riconversione delle aree industriali:
In Gran Bretagna, le vecchie centrali vengono spesso trasformate in hub per lo stoccaggio di energia tramite batterie giganti.
In Italia, il dibattito è acceso sulla riconversione delle centrali di Civitavecchia e Brindisi, dove WWF e Greenpeace chiedono investimenti massicci in parchi eolici offshore anziché nuove infrastrutture a gas.
Conclusione: Un Futuro Oltre il Fossile
L'abbandono del carbone da parte della nazione che l'ha "inventato" come motore del mondo ha un valore simbolico enorme. Dimostra che la transizione energetica non è solo necessaria per il pianeta, ma è anche il passo logico per un'economia moderna che guarda al futuro e alla salute dei propri cittadini.
